Valle Anzasca
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Oro nella valle Anzasca

Giacimenti auriferi alluvionali lungo il torrente che attraversa la valle.

Durante i sommovimenti tettonici che diedero origine alla catena montuosa delle Alpi, in milioni di anni vennero in superficie gli elementi fondamentali che consolidarono la crosta terrestre nella forma attuale. Tra questi affiorò l'oro. Questo metallo, a differenza di altri, ha sempre mantenuto le proprie caratteristiche nonostante il calore, le radiazioni atomiche e l'onnipresente sollecitazione di altri metalli.

L'oro è affiorato sulla superficie terrestre seguendo il percorso delle fessurazioni rocciose delle montagne. La ricerca del "metallo nobile" portò gli uomini a scoprire depositi auriferi in Australia, in California e Canada, in Sudafrica, nelle rocce delle Alpi. Anche lungo gli argini di un torrente che scende dal versante ossolano del Monte Rosa: l'Anza. E' possibile scoprire l'oro in due modi: mescolato ad altre rocce oppure nativo in depositi alluvionali. Come altri metalli può trovarsi molto al di sotto della superficie terrestre, per cui bisogna scavare miniere per portarlo alla luce e ciò richiede una complessa organizzazione e ingenti investimenti. Nelle miniere d'oro sotterranee si trova una roccia quarzifera contenente minuscole pagliuzze d'oro, quasi invisibili ad un occhio poco esperto, oppure filoni di pirite aurifera e di altri solfuri per cui l'estrazione è

possibile solo chimicamente. Esiste tuttavia un secondo modo più avventuroso ed entusiasmante per scoprire l'oro. Nel corso di milioni di anni, durante i sommovimenti tettonici, vene rocciose contenenti oro vennero esposte all'azione degli elementi atmosferici consentendo un processo di abrasione. Il gelo invernale spaccò il quarzo, un incessante stillicidio erose la roccia, la ghiaia che formava il letto di impetuosi torrenti agì come carta vetrata sul legno e liberò l'oro dalla sua matrice rocciosa. Le pagliuzze d'oro seguirono per un po' il movimento della corrente che le trasportava, ma alla fi ne, ..avendo un peso specifico elevato, caddero sul fondo del fiume o in qualche anfratto delle rocce. Questo tipo di giacimento aurifero viene denominato secondario oppure alluvionale.
L'immagine simbolica di un giacimento aurifero alluvionale è quella di un uomo barbuto che regge una bacinella di stagno in riva ad un torrente; è intento a setacciare la ghiaia nella speranza di scorgervi pagliuzze d'oro; in caso di ritrovamento quell'uomo costruirà un canale in legno destinato a condurre l'acqua per lavare mucchi di ghiaia. La vai d'Ossola è la zona alpina con la maggiore concentrazione di giacimenti auriferi. Ne sono documento le grandi miniere di Pestarena, quelle della
vai Toppa e di valle Antrona, lungo il torrente Alfenza e a Gondo.
In tutti questi luoghi l'oro veniva estratto dal sottosuolo e per liberarlo dalla matrice rocciosa veniva aggredito con metodi chimici: in passato con l'ausilio del mercurio e nel secolo attuale con il metodo della cianurazione. I resti di queste attività sono visibili lungo i torrenti vicini alle miniere, con edifici dotati di canali per condurre l'acqua, unica forza motrice dell'epoca, necessaria al movimento dei mulini di amalgamazione con il mercurio oppure con i grandi stabilimenti, ormai fatiscenti, adibiti alla cianurazione del minerale aurifero. Anche se non vi è al momento documentazione storica che prova l'estrazione dell'oro alluvionale in Ossola, vi sono tuttavia parecchi giacimenti di questo tipo, soprattutto a valle delle miniere per la disgregazione dei filoni a cielo aperto e per il disfacimento delle discariche dei lavori minerari. Il maggior deposito alluvionale dell'Ossola è senza dubbio la piana del Toce, composta da materiale proveniente da tutte le valli circostanti, con zone di arricchimento che variano da pochi milligrammi ad altre che superano il grammo per metro cubo di materiale. Dato l'elevato peso specifico, l'oro è molto restìo a farsi trasportare dall'impeto delle acque per cui, dove i torrenti alpini sfociano nella piana del Toce, vi è uno smorzamento dell'impeto delle acque e l'oro trova rifugio fra le rocce della foce, creando zone con elevato arricchimento d'oro. Anche lungo il corso del vi sono zone di "arricchimento"; ad esempio all'interno delle curve e delle anse, dove la corrente subisce un rallentamento, vengono a formarsi le classiche "punte" dove i tenori tipici della zona si alzano considerevolmente.
Altri luoghi dove è possibile trovare l'oro sono i depositi fluviali e i terrazzi. I primi sono i conoidi di deiezione o frane che si formano a valle di rigagnoli, generalmente provenienti da pareti impervie erose dagli eventi atmosferici. In questi siti l'oro si trova sotto forma di masserelle cristallizzate ed in qualche caso associato alla matrice quarzosa. I terrazzi sono depositi glaciali o risultato di grandi alluvioni che sono stati successivamente in parte erosi; in essi è facile localizzare lo strato arricchito poiché assieme all'oro vi si depositano altri minerali con elevato peso specifico, lasciando una stratificazione di colore scuro ben individuabile rispetto ad altre di materiale sterile. In Piemonte vi sono testimonianze dell'estrazione di oro alluvionale in epoca romana imperiale: lungo il torrente Gorzente in provincia di Alessandria, a Campo di Fiori nel Parco del Ticino e nel Parco Naturale della Bessa, lungo il fiume Elvo in provincia di Biella. Queste grandi opere di scavo e lavaggio dei terrazzi alluvionali hanno lasciato chilometri quadrati di ciottoli di fiume perfettamente lavati ed ammucchiati in enormi cumuli. Nella nostra zona vi sono siti minerari dove gli antichi lavori sono ancora evidenti in linee di scavo a cielo aperto che solcano i pendii per centinaia di metri, laddove il filone di quarzo aurifero era in superficie, e da discariche ormai ricoperte dalla vegetazione. Grazie alla passione comune che ci lega, Carlo, Paolo ed io siamo riusciti a localizzare molte zone in cui vi sono depositi o tracce d'oro alluvionale e luoghi dove il metallo prezioso si trova su matrice quarzosa. Queste ricerche, che ci impegnano ormai da decenni, ci hanno portati ad esplorare zone individuabili solo con intuito ed esperienza unite alla tenacia che anima lo spirito di ricerca. E' da escludere che la prima palata di ghiaia contenga una pepita, a volte si lavora intere giornate senza risultati; altre volte si raccoglie qualche pagliuzza dal peso di pochi milligrammi. Il perseverare però porta i suoi frutti per cui siamo riusciti a fare discreti ritrovamenti, come un paio di pepite dal peso molto vicino al grammo nel torrente Anza. Un ritrovamento eccezionale per la nostra zona.
Nel 1896 un esploratore accompagnato da due guide indigene scopri un giacimento d'oro in una remota zona del Canada. La notizia si diffuse in tutto il nord America e oltre centomila uomini coraggiosi partirono alla volta del Klondike in preda alla "febbre dell'oro". Questi avventurieri affrontarono un viaggio di oltre tremila chilometri attraverso regioni selvagge dal clima severissimo; una marcia massacrante attraverso il White Pass con cinquanta chili sulle spalle tra attrezzature e viveri. Raggiunto il Lago Bennet, costruivano una zattera per scendere il fiume Yukon fino a Dawson City. All'arrivo magari non trovavano una concessione libera. Solo quattromila degli oltre centomila cercatori partiti riuscirono a coronare il sogno di trovare l'oro e con esso la speranza di una nuova vita. Per altri l'oro è stato solo un miraggio che li ha portati a morire per strada oppure a tornare a casa più poveri di prima. Per molte di queste persone ciò che contava non era solo arricchirsi o fuggire dalla miseria: lo scopo principale era vivere l'avventura della ricerca dell'oro. La nostra realtà è ben diversa: chi ha tratto maggior profitto dall'oro ossolano sono state le grandi società prima straniere e poi statali. Gli operai delle miniere e le loro famiglie hanno avuto redditi modesti e morte per silicosi. Le vicende belliche dei partigiani e l'oro di Pe-starena, gli incidenti mortali, la silicosi, gli immigrati provenienti da tutta Italia, i personaggi famosi, tutto questo è storia che potrà essere dimenticata. Rimarrà un unico protagonista di una vicenda eterna: l'oro.

Felice Jerich

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